Padre Candido, l’esorcista che non temeva il Diavolo

Padre Pio lo aveva conosciuto personalmente e definito “un sacerdote secondo il cuore di Dio”. La fama di santità di quel sacerdote, Candido Amantini (1914-1992), fa pensare in effetti che anche in questo caso il santo da Pietrelcina avesse visto giusto. Dopo una vita spesa al servizio della Chiesa e del suo gregge, nel 2012 padre Candido è stato proclamato servo di Dio e nel novembre scorso si è chiusa l’inchiesta diocesana per accertarne le virtù eroiche, passo preliminare sulla via di una possibile beatificazione. Il 22 settembre e nei tre giorni precedenti, in corrispondenza del venticinquesimo anniversario della sua morte, i confratelli passionisti del pontificio santuario della Scala Santa a Roma – dove ha vissuto per lungo tempo – lo hanno ricordato nella preghiera assieme ai fedeli.

Ma chi è stato padre Amantini? Nato nel piccolo comune toscano di Santa Fiora, fu battezzato con il nome di Eraldo e a sei anni ricevette la Cresima. A dodici si trasferì a Nettuno per entrare nel seminario dei passionisti, perché era rimasto colpito da una loro missione di predicazione nel suo paese natale. Il suo maestro al noviziato fu padre Nazareno Santolini, oggi venerabile, che lo aiutò nella crescita spirituale. Indossò l’abito religioso nel ’29 e fu chiamato Candido dell’Immacolata. Finito il liceo, si immerse nello studio della filosofia e della teologia, mostrando inoltre un’ottima conoscenza di lingue come l’ebraico, il greco, il sanscrito e il tedesco. Per anni si dedicò all’insegnamento dell’ebraico e della Sacra Scrittura, ma un peggioramento della salute lo costrinse nel ’61 a un lungo ricovero in ospedale e all’abbandono della docenza.
Da lì ci fu la svolta che lo porterà a esercitare abitualmente il ministero per il quale è più conosciuto: quello di esorcista. Già mentre insegnava aveva assistito il più giovane padre Alessandro Coletti in alcuni esorcismi nella diocesi di Arezzo. Ma, nel ’62-’63, per la pietà, la prudenza e l’integrità di vita che gli erano riconosciute, fu ufficialmente nominato esorcista nella diocesi di Roma. A dargli la forza per il difficile ministero erano la preghiera, in particolare la recita del Rosario, e l’adorazione eucaristica: come raccontano i confratelli, aveva l’abitudine di alzarsi nel cuore della notte per fare un’ora di compagnia al Santissimo. La sua devozione alla Madonna era profonda e proprio a Lei dedicò il suo unico libro, “Il mistero di Maria”, in cui condensava la sua scienza teologica, l’esperienza relativa all’azione del maligno (il demonio può ingannare e tentare le anime in innumerevoli modi, “conoscendo la struttura dell’uomo assai meglio del migliore antropologo di questo mondo”) e il ruolo della Beata Vergine nella salvezza delle anime, che non devono dimenticare di invocare la sua speciale protezione.

L’amore per Maria lo accomunava al suo più celebre allievo, padre Gabriele Amorth, che nel 1986 fu improvvisamente nominato esorcista dal cardinale vicario di Roma, Ugo Poletti. Un’intuizione che si rivelò provvidenziale, nata da una semplice chiacchierata. Lo stesso Amorth raccontò in un libro il simpatico episodio, ricordando le parole del porporato: “Caro padre Gabriele, non occorre che dica nulla. Così ho deciso – disse Poletti – e così deve essere. La Chiesa ha un disperato bisogno di esorcisti, Roma soprattutto. Ci sono troppe persone che soffrono perché possedute e nessuno è incaricato di liberarle. Padre Candido da tempo mi ha chiesto un aiuto. Io ho sempre tergiversato. Non sapevo chi mandargli. Quando lei mi ha detto che lo conosceva ho capito che non potevo indugiare oltre. Lei farà bene. Non abbia paura. Padre Candido è un maestro speciale. Saprà come aiutarla”.
E così andò nella realtà. Nell’ultima fase del suo ministero, che esercitò fino a un paio di anni prima di morire, padre Candido insegnò ad Amorth come aiutare le anime a liberarsi dai demoni. E di fatto avvenne il passaggio di testimone tra i due. Come ricordava Amorth, anche lui tornato alla casa del Padre a settembre (giorno 16 è stato il primo anniversario), “padre Candido non si arrabbiava mai, nemmeno col diavolo. Satana aveva paura di lui, eccome se aveva paura, tremava di fronte a lui! Scappava via subito. Il diavolo in realtà ha paura di tutti noi, basta che uno viva in grazia di Dio”. Alla grande pazienza, padre Candido univa il profondo amore per il prossimo. Tanti erano coloro che stavano fin dall’alba davanti alla porta della Scala Santa per riuscire a parlare con lui o semplicemente essere benedetti. Riceveva tutti e aveva tali carismi che gli bastava mettere la mano sulla testa di una persona, guardarla negli occhi o solo osservare una fotografia per capire se avesse bisogno di aiuto.
Una volta, come riferì padre Amorth in un’intervista al TgCom, dopo un esorcismo estenuante padre Candido disse al diavolo di lasciare l’anima che stava tormentando e lo fece con ironia: “Vai via che il Signore te l’ha creata una casa ben riscaldata”. Ma Satana (che Dio a volte obbliga a dire la verità, se è in gioco la retta comprensione dei disegni celesti e perciò la salvezza delle anime) lo interruppe dicendo: “Tu non sai niente. Non è stato Lui, Dio, a creare l’Inferno! Siamo stati noi. Lui non ci aveva nemmeno pensato”.

Concludiamo con le parole del passionista Carlo Fioravanti, che ebbe padre Candido come direttore spirituale. In occasione della cerimonia di chiusura dell’inchiesta diocesana, lo ricordò così: «È morto tra le mie braccia. Da lui ho imparato il grande amore per Gesù Cristo e per il prossimo. Per me era un santo già in vita, anche perché ogni volta che io entravo nel suo ufficio avvertivo profumo di rose». Non per nulla è Candido dell’Immacolata.

 

Ermes Dovico
La Nuova Bussola

 

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