La Sindone, specchio dei patimenti di Cristo

L’antico telo, icona dell’amore di Dio, parla all’uomo di ieri e di oggi.

Contemplando quel Volto e le ferite di quel Corpo non si può rimanere indifferenti! La drammatica testimonianza dei patimenti subiti dal Crocifisso ci invita ad approfondire la lettura della Passione descritta dai quattro evangelisti e nello stesso tempo ci stimola a saper ritrovare delle tracce di quel Volto e di quelle ferite sul volto, sul corpo e nell’anima di ogni uomo che incontriamo nella vita di ogni giorno. L’immagine sindonica, testimone silenzioso della Passione, bussa discretamente alla porta del nostro cuore per comunicarci un messaggio di vita, che vince la morte. Si affianca lungo il nostro cammino di uomini d’oggi, a volte disillusi e sfiduciati, un po’ come il Viandante Sconosciuto che si era affiancato ai due discepoli di Emmaus che tristi stavano tornando alla loro vita di ogni giorno, delusi per come erano andate le cose a Gerusalemme.

Se contempliamo la Sindone e poi rileggiamo i Vangeli e i Profeti alla luce della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, cosa ci succede? Arde di gioia il nostro cuore durante questa rilettura come ardeva nel petto dei discepoli di Emmaus? O ci ostiniamo a rimanere “stolti e tardi di cuore”, lasciandoci sviare dalle leggi della fredda ragione? È questa per noi un’immagine come tante altre o riesce a dirci qualcosa? Abbiamo un cuore aperto e disposto a lasciarsi interpellare dal messaggio che vuol trasmetterci o la guardiamo con distacco per evitare di rimanerne in qualche modo coinvolti? Papa Giovanni Paolo II a Torino nel 1998 in occasione di una visita pastorale, contemplando quel Volto e quel Corpo martoriato, esplicitò un forte richiamo che la Sindone con il suo muto, ma eloquente linguaggio rivolge ad ogni uomo.

Il Crocifisso, mostrando i segni dei patimenti sofferti, continua a dire a ciascuno di noi: “Guarda ciò che Io sono stato in grado di fare per te! Guarda fino a che punto sono stato capace di amarti!”. Non possiamo far cadere nel vuoto questo invito a meditare la storia della nostra Salvezza personale che Dio ha desiderato da sempre per noi, da quando ci ha chiamato all’esistenza, e che si realizza attraverso il sacrificio di Suo Figlio! Da quel costato, trafitto sul lato destro, Giovanni, testimone oculare, vide uscire sangue e acqua. È questa un’acqua di vita, che riporta la vita là dove regnava la morte. “Distruggete questo tempio ed io lo riedificherò in tre giorni!”, aveva detto Gesù alludendo al tempio del suo corpo. Allora occorre rileggere in chiave cristologica il cap. 47 di Ezechiele: il Profeta parla di un rigagnolo d’acqua che esce dal lato destro del tempio di Gerusalemme e che progressivamente si ingrandisce diventando un fiume impetuoso che scende attraverso il deserto di Giuda fino all’Araba riportando la vita nelle acque del Mar Morto. La Sindone ci propone di meditare su quest’acqua di vita, uscita dal lato destro del costato del Crocifisso, “dal Nuovo Tempio” insediato sul Golgota, versata per donare una nuova vita a tutti gli uomini. Facciamo in modo che quest’acqua di vita non sia stata versata invano!

 

Alessandro La Capria

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