La preghiera delle donne

La preghiera è parte della vita cristiana, di ogni battezzato e battezzata, secondo l’invito stesso di Gesù che ci chiede una preghiera incessante: «Vegliate e pregate in ogni momento» (Luca 21,34-36). La preghiera è la via, per ogni discepolo e discepola di Gesù, per trovare il principio di unificazione della propria vita. Nella preghiera ciascuno di noi può apprendere a sentirsi sempre in comunione con Dio, a percepirsi quale dimora del Signore. Comprendiamo quindi che preghiera è relazione, vive e si accresce nello spazio di un faccia a faccia, di una conoscenza.

Fin dall’inizio della storia di Israele come popolo dell’alleanza, è narrata una preghiera fatta in modo particolare da donne: preghiera di lode, di supplica, di voto. Donne di preghiera sono state Miriam (cfr. Esodo 15, 20-21); Debora (cfr. Giudici 5); Anna (cfr. 1 Samuele 1, 1-27; 2, 1-10); Giuditta (Giuditta 9). Esiste allora una specificità femminile della preghiera? È innegabile ed evidente che nel cristianesimo le donne hanno sempre avuto un ruolo centrale nella preghiera, hanno insegnato a pregare, si sono prese cura della preghiera, della trasmissione di una pratica di preghiera, ma soprattutto hanno trasmesso una fiducia salda nella forza della preghiera.

Preghiera come relazione è quella che vivono le donne che incontrano Gesù nei racconti evangelici. Donne coraggiose, insistenti, che non demordono, chiedono, supplicano, ma anche ascoltano, interrogano, donne che cercano la relazione e vogliono conoscere Gesù. Donne che dopo quest’incontro, questa conoscenza, fanno della relazione, attraverso la preghiera a Dio, allo Spirito, il terreno solido su cui radicare le loro vite di discepole.

Questa cura, questa attenzione è particolare nelle donne che nella preghiera sanno orientare il loro desiderio verso Dio e così, fuoriuscendo da se stesse, riescono a dirigere sguardo, cuore, mente all’altro e a fare spazio all’incontro continuo con l’alterità. Potremmo dire che per la donna, generatrice di vita, la preghiera, come attenzione costante alla presenza di un Altro, diviene vita stessa. Così è testimoniato a proposito di Macrina, madre del deserto del IV secolo, nella sua Vita (25, 5): «Essa emise un respiro forte e profondo e mise fine alla preghiera e alla vita».

 

Elisa Zamboni
Aleteia

Posted in .